Vendere l’azienda trasforma, da un giorno all’altro, un bene conosciuto e illiquido in denaro in banca. I primi mesi dopo la vendita sono quelli in cui si decide di più, e in cui è più facile sbagliare.
Per anni il patrimonio dell’imprenditore è stato quasi tutto in un solo posto: l’azienda. La conosceva dall’interno, la controllava, sapeva quanto valeva. Il giorno in cui la vende riceve una somma che può superare tutto ciò che ha mai avuto a disposizione e perde, allo stesso tempo, ciò che dava struttura alle sue giornate e al suo patrimonio.
I primi sei mesi
La regola più utile è semplice: nessuna decisione grande e irreversibile nei primi mesi. Il denaro può restare in depositi o strumenti a breve termine a basso rischio mentre si riflette. Questo tempo serve a tre cose:
- Gestire gli obblighi immediati: imposte sulla plusvalenza, eventuali pagamenti dilazionati o escrow previsti dal contratto di vendita, garanzie rimaste in essere.
- Fare un inventario completo del patrimonio rimanente, compresi immobili, altre partecipazioni e debiti.
- Definire con calma gli obiettivi: quelli della persona e quelli della famiglia.
Gli errori più comuni
- Investire tutto in una volta, sotto la pressione di banche e gestori che si presentano appena si diffonde la notizia della vendita.
- Riconcentrare il rischio in una nuova attività, un singolo immobile o un investimento proposto da un amico, ricreando la concentrazione che la vendita aveva eliminato.
- Distribuire senza regole all’interno della famiglia, creando aspettative e disparità difficili da correggere.
- Ignorare la fiscalità della struttura che detiene il patrimonio e del modo in cui verrà trasmesso.
Una struttura a strati
Un modo pratico di organizzare il patrimonio dopo la vendita è pensarlo in tre strati, ciascuno con una funzione:
- Sicurezza. Quanto serve a garantire il tenore di vita della famiglia per diversi anni, in attività liquide e a basso rischio.
- Crescita. Un portafoglio diversificato di medio-lungo periodo, gestito con obiettivi chiari e costi controllati.
- Opportunità. Una parte limitata per investimenti diretti, private equity, immobiliare o nuovi progetti imprenditoriali, dove l’imprenditore può mettere a frutto la sua esperienza, ma entro un limite fissato in anticipo.
La proporzione tra gli strati dipende da età, esigenze e tolleranza al rischio. L’importante è che il terzo strato non cresca d’impulso a spese degli altri.
Coinvolgere la famiglia
La vendita è spesso il momento in cui la famiglia ha, per la prima volta, un patrimonio comune e liquido. È il momento giusto per parlare apertamente di obiettivi, regole e successione, prima che le aspettative si formino da sole. Per alcune famiglie ha senso creare una struttura di governance semplice: riunioni periodiche, regole decisionali, informazioni condivise.
Scegliere chi aiuta
L’imprenditore che ha venduto diventa un cliente molto ricercato. Prima di scegliere banche e gestori, vale la pena avere un advisor indipendente, senza prodotti da vendere, che aiuti a definire la strategia, confronti le proposte e coordini gli specialisti fiscali e legali.
GestInvest affianca gli imprenditori prima, durante e dopo la vendita, compresa l’organizzazione del patrimonio che ne deriva. Scopra il nostro approccio al patrimonio privato e familiare e al family office, oppure legga della governance del patrimonio familiare.
Domande frequenti
Devo investire subito il ricavato della vendita?
Non è necessario. Tenere la liquidità in strumenti sicuri per qualche mese, mentre si definisce la strategia, è quasi sempre l’opzione più prudente.
Ha senso costituire una holding dopo la vendita?
In alcuni casi sì, soprattutto se l’obiettivo è reinvestire in partecipazioni o organizzare la successione. La decisione va presa con consulenza fiscale, preferibilmente prima della vendita.
Quanto devo riservare agli investimenti più rischiosi?
Non c’è una regola unica, ma dev’essere una parte limitata, che la famiglia potrebbe perdere senza compromettere il proprio tenore di vita.
