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Mercati privati · Nota breve

Coinvestire accanto a un fondo: cosa deve pretendere l’investitore privato

4 marzo 2026 · 3 min di lettura

I fondi di private equity invitano sempre più spesso investitori privati e family office a coinvestire nelle loro operazioni. È un modo per accedere a operazioni di qualità con costi più bassi, ma richiede di sapere cosa chiedere e cosa negoziare.

Quando un fondo di private equity acquista un’azienda, non sempre mette tutto il capitale necessario. Per limiti di concentrazione, per strategia o per condividere il rischio, invita altri investitori a entrare nella stessa operazione, al suo fianco. Questi investitori (family office, imprenditori, investitori istituzionali) sono i coinvestitori.

Perché il coinvestimento attrae l’investitore privato

  • Costi più bassi. I coinvestimenti prevedono spesso commissioni di gestione e di performance ridotte o nulle rispetto a quelle di un fondo.
  • Scelta operazione per operazione. L’investitore decide in quale azienda entrare, invece di impegnare capitale in un fondo «cieco».
  • Accesso a operazioni professionali. Il fondo ha trovato l’azienda, negoziato, fatto la due diligence e gestirà la partecipazione.
  • Apprendimento. Per i family office che vogliono sviluppare capacità di investimento diretto, affiancare un fondo è una scuola.

I rischi che non compaiono nella presentazione

  • Selezione avversa. Un fondo offre coinvestimento nelle sue operazioni migliori, oppure in quelle in cui deve completare il finanziamento. Conviene capire perché.
  • Poco tempo per decidere. Le finestre decisionali sono brevi. Un investitore senza un proprio processo tende ad affidarsi troppo al lavoro del fondo.
  • Poco controllo. Il fondo guida; il coinvestitore segue. Le decisioni su gestione, finanziamento e uscita spettano al fondo.
  • Concentrazione. Un coinvestimento è una scommessa su una sola azienda. In un fondo, il rischio è diversificato.

Cosa chiedere prima di entrare

  1. Perché il fondo offre un coinvestimento in questa operazione?
  2. Quale quota del capitale del fondo stesso viene investita, e a quali condizioni esatte?
  3. I coinvestitori entrano allo stesso prezzo e nella stessa classe di azioni del fondo?
  4. Quali commissioni e costi si applicano al coinvestitore?
  5. Quali informazioni riceverà, e con quale frequenza?
  6. Il coinvestitore uscirà insieme al fondo, alle stesse condizioni?
  7. Qual è il track record del fondo in operazioni simili?

I diritti da negoziare

Anche senza controllo, il coinvestitore deve assicurarsi un minimo: entrare alle stesse condizioni economiche del fondo; il diritto di partecipare a qualsiasi vendita (tag-along); un reporting periodico con contenuti definiti; e, nelle operazioni più grandi, un diritto di veto sulle decisioni che modificano in modo sostanziale l’investimento, come emissioni di capitale che diluirebbero la sua posizione.

Come costruire un portafoglio di coinvestimenti

Per un investitore privato o un family office, la regola più importante è la diversificazione: più operazioni, settori, fondi capofila e anni di ingresso. Un singolo coinvestimento è un rischio concentrato; un portafoglio di sei-dieci operazioni, costruito in alcuni anni, si avvicina al profilo di un fondo con costi più bassi.

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Domande frequenti

Qual è l’importo minimo per coinvestire?

Varia molto. Nelle operazioni di medie dimensioni, i ticket di coinvestimento vanno da alcune centinaia di migliaia a diversi milioni di euro.

Devo essere investitore del fondo per coinvestire?

Non sempre, ma i fondi tendono a offrire il coinvestimento prima ai propri investitori. Un advisor con relazioni con più fondi amplia l’accesso.

Per quanto tempo resta investito il capitale?

Di solito quanto il fondo: tra tre e sette anni, fino alla vendita dell’azienda.

Note occasionali sulle transazioni private

Periodicità libera, solo quando c’è qualcosa che valga la pena dire.